Gita a Chiomonte

Il giorno dopo, apri i giornali e vedi i telegiornali e ti sembra di aver vissuto un’altra storia di esserti trovato in una situazione del tutto diversa da quella raccontata. La manifestazione di domenica contro lo scempio del TAV è stata l’ennesima dimostrazione dello stato servile e succube di gran parte del giornalismo italiano. Da un lato si creano i mostri, i famigerati black block, disegnati come professionisti degli scontri che se ne vanno in giro per l’Europa a tirare sassi e spaccare vetrine perché sono antropologicamente violenti, dall’altro lato si sminuisce e ridicolizza la protesta, facendo passare come conservatori , affetti dalla sindrome “nimby” e magari anche un po’ fessi (non vogliono una grande occasione di crescita e sviluppo) chi è contrario all’opera. In primo luogo bisognerebbe chiedersi cosa sia veramente il progresso, le grandi opere sono veramente opportunità di sviluppo? In un territorio come quello del nostro paese agonizzante e stritolato dal cemento? Non sarebbe forse più opportuno migliorare e potenziare le infrastrutture esistenti? Una linea Torino-Lione esiste già ed è sottoutilizzata, ma chiediamoci anche quante linee ferroviarie in italia sono sottoutilizzate, soppresse ed abbandonate e quanto un vero rilancio del sistema ferroviario italiano potrebbe liberare le strade da camion e dai pendolari, costretti a interminabili file in uscita ed entrate dalle città. Allora il sospetto diventa quasi certezza, sulla manutenzione diffusa del nostro sistema ferroviario c’è meno da speculare rispetto alla grande opera, dove l’investimento è concentrato in un unico mega cantiere che si può affidare ai soliti nomi del cemento e del tondino, che poi finanzieranno la politica in maniera trasversale e bipartisan. Assurdo come possa impegnarsi lo stato italiano per un’opera il cui costo è stimato sui 12-15 miliardi di euro (ma generalmente i costi sono destinati a lievitare) a fronte di una finanziaria da 40 miliardi di euro che promette di essere un esempio di macelleria sociale con tagli alla scuola, alla sanità e allo stato sociale, chiediamoci dunque quali sono le vere priorità.

Domenica io di black block non ne ho visti, ho visto tanta gente del posto arrabbiata, anche per il modo con cui lunedì scorso è stato sgombrato il presidio della Maddalena a colpi di lacrimogeni e di manganello. Nessuno vuole fare il cultore della violenza, ma se lo stato è il primo ad alzare le mani contro i propri cittadini non può poi aspettare che la risposta si tranquilla e pacifica. I veri cultori della violenza sono chi ha invocato e poi avvallato l’uso della forza per reprimere la protesta, chi addirittura richiedeva l’intervento dell’esercito contro cittadini del suo stesso paese, ricordando tristi vicende sudamericane.

La loro democrazia è i lacrimogeni lanciati in maniera indiscriminata contro i manifestati, l’arroganza di chi vuole passare sopra a tutto, per i propri interessi e i propri affari. La lotta contro il Tav è la lotta di tutti,  non lasciamoli soli.

Massimo

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Gita a Chiomonteultima modifica: 2011-07-05T12:26:00+00:00da palver82
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