Riflessioni sul congresso provinciale della Federazione della Sinistra di Alessandria

Sabato scorso si è tenuto il primo congresso della Federazione della Sinistra ad Alessandria, un momento che sarebbe potuto essere importante per chiarirci tra di noi  su quello che intendiamo debba essere la Federazione.

Ancora si una volta si è scelta la strada del non decidere e non affrontare i temi e i nodi politici importanti, malgrado alcuni compagni nei loro interventi abbiano cercato di portare alla luce alcuni elementi di criticità. Si fa finta ancora una volta che non ci siano problemi, ma i nodi prima o poi giungono al pettine e sarebbe meglio discuterne nelle sedi adatte, come quelle congressuali, prima che esplodano nei momenti meno opportuni.

La composizione della platea già a colpo d’occhio avrebbe dovuto lanciare un segnale di allarme per la scarsa partecipazione dei compagni del nostro partito, si fa fatica a capire cosa sia la Federazione della Sinistra e molti temono che sia il preludio della fine dell’esperienza storica e politica della Rifondazione Comunista.

I compagni sicuramente sbagliano a sottrarsi al confronto politico su questo tema, non partecipando, ma questo dovrebbe far riflettere chi di dovere. Una parte importante della responsabilità di queste assenze è dovuta anche alla modalità con cui il nostro partito ha deciso di nominare i delegati al congresso nazionale, decidendo di fatto di non eleggerli territorialmente, ma nominandoli da Roma.  I compagni dei circoli e delle Federazione provinciali, si sono sentiti così derubati di un elemento importante di partecipazione democratica.

La discussione politica e il dibattito durante il congresso è stata segnato dall’ormai stucchevole e dannosa retorica dell’unità per l’unità, come panacea di tutti i mali a sinistra e dei comunisti, quando quello di cui si ha veramente bisogno e dell’elaborazione collettiva di una linea e prassi politica coerente che ci porti ad essere protagonisti e elementi vivi del conflitto reale nel nostro paese.

Inoltre la tendenza di alcuni compagni di pensare che chi cerca di mettere i problemi sul piatto ed affrontarli sia contrario alla Federazione della Sinistra è figlia di logiche autoritarie e della tendenza a non accettare il confronto. Infatti, curiosamente quelli che più facilmente si riempiono la bocca della parola unità, sono i primi a voler escludere dal processo federativo quei compagni che “osano” esprimere dubbi o perplessità su come lo stesso processo federativo va avanti

Personalmente non sono contrario alla FdS se questa non rappresenta la pietra tombale della Rifondazione Comunista, infatti per me la Federazione ha senso solo se diventa un utile strumento per il partito per rilanciare la sua azione e non un modo per affossarlo. Questa poi è anche la linea politica emersa dai vari Comitati Politici Nazionali del PRC, magari alcuni compagni farebbero meglio ad andare a leggersi quei documenti prima di parlare di chi è dentro o fuori dalle linee politiche.

Proprio perché non sono contrario alla FdS mi sono astenuto sul Documento Politico Nazionale che penso sia inconsistente e che non affronti i nodi principali dei problemi, se fossi stato contrario alla FdS avrei votato contro.

Preoccupante inoltre è l’astensione sull’ordine del giorno presentato da me ed altri compagni, soprattutto da parte dei compagni di Rifondazione, perché quel documento non fa altro che ribadire in buona parte la linea politica nazionale del nostro partito, nessun scioglimento dei soggetti aderenti, ed individua nel conflitto sociale reale il campo dove deve essere indirizzato il nostro agire.

Massimo Lorusso

P.S. Durante i saluti pre-congressuali abbiamo improvvisamente scoperto che PD e IdV locali i vogliono “una marea di bene,” sinceramente ciò mi preoccupa, non poco

 

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Riflessioni sul congresso provinciale della Federazione della Sinistra di Alessandriaultima modifica: 2010-11-08T11:47:00+00:00da palver82
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