Una sconfitta che passa per ferrovia e sanità

piemonte-map.jpgDiciamolo subito, per togliere ogni possibile dubbio, le colpe della sconfitta del centrosinistra in Piemonte non sono del Movimento Cinque Stelle di Beppe Grillo, per quanto sia un movimento leaderistico e populista. Le responsabilità della sconfitta del centro sinistra in Piemonte sono solo del centro-sinistra e quindi soprattutto, ma non solo, del maggior partito di questo schieramento, il PD.

Infatti il Partito Democratico è riuscito a distruggere in pochi mesi un patrimonio fatto di 5 anni di, tutto sommato, buona amministrazione della cosa pubblica con buoni risultati nel risanamento e nella riorganizzazione della sanità piemontese, lasciata devastata dai cinque anni precedenti di amministrazione Ghigo.

Il PD ha perso nella convinzione di dover rincorrere il centro-destra per rincorrere un fantomatico “elettorato moderato” che nei fatti non esiste. Rincorsa che snatura la stessa essenza della parola sinistra che ancora cercano di far finta di rappresentare.

L’apertura a tutti i costi con l’UDC e la questione alta velocità e servizi ferroviari sono stati i temi fondamentali del fallimento della strategia neo centrista del PD.

La Bresso, da sempre favorevole al progetto dell’alta velocità in Val Di Susa, aveva cinque anni fa comunque una posizione di dialogo e di concertazione con le popolazione locali per la realizzazione della TAV, che aveva permesso al centro sinistra, almeno, di differenziarsi dall’impostazione del pugno duro data dal centro-destra. La manifestazione SI TAV tenutasi un paio di mesi prima delle elezione e fortemente voluta dal PD e da Chiamparino, aperta anche al centrodestra, ha annullato qualsiasi distanza, anche solo formale, tra centrosinistra e centrodestra sulla questione TAV, a cui si aggiunge il commissariamento operato dal PD regionale nei confronti dei coordinamenti territoriali partito in Valle di Susa, a poche settimane dalle elezioni, perché rei di non aver condiviso l’impostazione favorevole alle grandi opere valuta dei vertici ragionali e nazionali. Allineamento con il centro destra sulla linea del pugno duro e della militarizzazione della Valle e azzeramento dei vertici locali del PD hanno gettato le basi per la sconfitta sia politica che elettorale della Bresso, spingendo l’elettorato all’astensione oppure al voto di protesta per il movimento a cinque stelle, unico ad esprimere una netta differenziazione di posizioni sul tema.

L’apertura con l’UDC, anche in questo caso valuta dai vertici regionali del PD e dal sindaco di Torino, ha segnato un altro elemento di discontinuità con i 5 anni di amministrazione precedenti in cui l’UDC è stata all’opposizione insieme al centrodestra. Nel tentativo fallimentare di sommare i voti del centrosinistra a quelli dell’UDC , si è persa qualsiasi coerenza e necessità di continuità nell’azione politica con l’amministrazione precedente, pronti a sacrificare sull’altare del neocentrismo anche la sanità pubblica piemontese che sarebbe andata nella mani dell’UDC in caso di vittoria, UDC pronto a “lombardizzare” la sanità piemontesi seguendo il modello Formigoni di apertura al lucro dei privati nella sanità.

In tutto questo la Sinistra tutta ne esce fortemente sconfitta con la Federazione della Sinistra in calo rispetto alle europee (dal 3,3% al 2,7%) e Sinistra Ecologia e Libertà (dal 2,3% al 1,4%), ma a prescindere dai numeri la sconfitta politica era già stata segnata dalla scarsa autonomia nei confronti del PD, costretti ad accettare un’alleanza con un asse della coalizione spostato nettamente a destra, sia, legittimamente per contrastare Cota , ma sia per cercare di sopravvivere e portare a casa la pelle.

La Federazione della Sinistra ha almeno tentato la strada dell’accordo tecnico per marcare un minimo di differenza, con tutti i limiti che questo rappresenta, mentre altri, forse condividendo l’impostazione del PD e le sue virate a destra ha fatto finta di niente, accettando senza colpo ferire tutto.

In Piemonte, quindi, risulta un quadro finale non proprio esaltante, con un PD sempre più distante dalla realtà e da qualsiasi tipo di azione politica che si possa definire in qualche modo di Sinistra, che al posto di fare autocritica accusa altri della sconfitta del centrosinistra e che vede nel maggior artefice di questo disastro elettorale, Chiamparino, il futuro salvatore.

L’unica possibile strada che si può intravedere per riprendere il cammino e di cercare una vera svolta a sinistra che veda la formazione di una vera e compiuta Federazione della Sinistra che non si limiti ad essere la semplice somma del PRC e del PdCI, ma che riesca ad essere luogo di incontro e di confronto politico di tutte quelle istanze che si muovono sia a livello nazionale che locale per la realizzazione di un modello di società diverso.

In questo quadro il Partito della Rifondazione Comunista può giocare un ruolo importante di motore e centro delle lotte e dei conflitti, per questo motivo la Federazione della Sinistra non può prescindere da un necessario rilancio dell’azione politica del nostro partito.

Non esistono formule magiche o scorciatoie, ci vorrà tempo e lavoro, ma da qualche parte bisogna pure cominciare.

Massimo Lorusso

Una sconfitta che passa per ferrovia e sanitàultima modifica: 2010-04-13T11:20:15+00:00da palver82
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