Dalla Val di Susa una giusta opposizione all’alta velocità

441.jpgIn Val di Susa la tensione è tornata alta, infatti stanno per iniziare ad essere effettuati i 91 sondaggi geognostici per la linea ferroviaria ad alta velocità Torino-Lione. Questi sondaggi sono uno studio preliminare per la realizzazione del progetto definitivo dell’opera, con appositi carotaggi si verifica la composizione del terreno su cui verrà realizzato la linea ferroviaria.

Ad opporsi a questo scempio del territorio è il movimento NO-TAV, nel quale Rifondazione Comunista gioca un ruolo importante, che sta presidiando uno dei terreni scelti per la realizzazione dei sondaggi, deciso a non lasciare operare le trivelle, mentre in valle stanno affluendo un ingente numero di forze dell’ordine, malgrado le rassicurazioni del prefetto di Torino che fino a qualche giorno fa negava l’intento di “militarizzare” la zona.

Nel contempo i giornali e le televisioni stanno cercando di creare il vuoto intorno al movimento NO-TAV, cercando di far passare le proteste e la lotta per la difesa del territorio come un’istanza di una minoranza degli abitanti della valle, mentre esisterebbe una maggioranza silenziosa di cittadini contentissima di vedersi passare accanto un treno a 300 km/h e ritrovarsi una delle più belle valle piemontesi violentata da mega gallerie e viadotti.

Sul progetto dell’alta velocità sulla Torino-Lione, però, si è creato un magnifico consenso bipartisan che vede insieme PDL, PD, UDC e Lega Nord (come dichiarato da Cota recentemente), tutti decisi a sostenere la necessità strategica di un’opera strategica solo nel muovere ingenti capitali e favorire imprese di costruzione note a tutti ( i nomi Impregilo e Gavio dovrebbero dirvi qualcosa).

Eppure l’esperienza dell’alta velocità nel resto d’Italia qualcosa dovrebbe insegnare. Decine di miliardi di euro di soldi pubblici finiti nel pozzo nero senza fondo delle linee Milano-Roma-Napoli e Torino-Milano, costate una cifra esorbitante, indebitando le generazioni future. Opere per la cui realizzazione sono stati sacrificati interi territori, che hanno subito una vera è propria devastazione ambientale, con sorgenti d’acqua prosciugate, smottamenti e sbancamenti, un esempio tra tutti è quello del Mugello.

Ci avevano convinti che sulle nuove ad alta velocità avrebbero viaggiato la merci, ma le linee non sono adatte al trasporto merci e soprattutto non avrebbe nessun senso trasportare merci ai 300 km/h anche qualora fosse possibile.

Decine di miliardi di euro che sarebbero potuti essere spesi in maniera diversa, investendo realmente sul trasporto ferroviario nel nostro paese, investimenti necessari ed urgenti per la sicurezza (la vicenda di Viareggio è ancora ben viva nella nostre teste), per la qualità di vita di milioni di pendolari costretti a viaggiare in condizioni pietose o ad utilizzare la propria auto e per cercare di diminuire la percentuale di merci che viaggiano su gomma.

Invece si è deciso di investire su linee ad alta velocità utili a far viaggiare solo poche coppie di treni passeggeri al giorno, che in un paese come l’Italia caratterizzato da città medio-piccole, collegano tra loro solo alcune grandi città (Torino, Novara, Milano, Bologna, Firenze, Roma, Napoli, Salerno) tagliando fuori milioni di cittadini, i quali subiscono la grande opera senza neanche ricavarne vantaggi, e che anzi vedono tagliati e diminuiti i treni “tradizionali” e più economici a lunga percorrenza, per evitare che questi possano operare una sorta di concorrenza all’alta velocità.

Ad esempio il basso piemonte, con l’apertura della Torino-Milano, è stato quasi tagliato fuori dal trasporto a lunga percorrenza, risultando pressoché impossibile raggiungere località a sud di Roma senza passare per Milano o Torino, insomma un assurdo gioco dell’oca.

La scelta dell’alta velocità risulta ancora più assurda alla luce del fatto che fino ai primi anni 90 si era puntando su un sistema diverso, l’uso del pendolino, treni ad assetto variabile, in grado di viaggiare sulle linee tradizionali a velocità di 250 km/h.

La realizzazioni di nuove linee avrebbe potuto seguire l’esempio della direttissima Firenze-Roma, una linea fondamentalmente tradizionale, per elettrificazione e metodi di costruzione meno invasi, il meno tortuosa possibile in grado di interfacciarsi con le linee esistenti (cosa che l’AV non consente essendo concepita in maniera totalmente differente) e che permette il transito di treni pendolino alla velocità massima e nel contempo il transito di treni merci e treni intercity.

I tempi di percorrenza forse sarebbero stati lievemente più lunghi, 25-30 minuti sulla tratta Milano-Roma, ma avremmo avuto un sistema di trasporto su rotaia più versatile, più economico, più sicuro ed efficiente per il trasporto merci.

Insomma si è scelto, ancora una volta, il sistema meno efficace, ma in grado di muovere capitali maggiori, rimpinguando le tasche dei soliti nomi noti e svuotando quelle dei cittadini.

Massimo

Pubblicato su www.sinistracomunista.it

Dalla Val di Susa una giusta opposizione all’alta velocitàultima modifica: 2010-01-14T11:01:00+00:00da palver82
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