05/07/2011
Gita a Chiomonte
Il giorno dopo, apri i giornali e vedi i telegiornali e ti sembra di aver vissuto un’altra storia di esserti trovato in una situazione del tutto diversa da quella raccontata. La manifestazione di domenica contro lo scempio del TAV è stata l’ennesima dimostrazione dello stato servile e succube di gran parte del giornalismo italiano. Da un lato si creano i mostri, i famigerati black block, disegnati come professionisti degli scontri che se ne vanno in giro per l’Europa a tirare sassi e spaccare vetrine perché sono antropologicamente violenti, dall’altro lato si sminuisce e ridicolizza la protesta, facendo passare come conservatori , affetti dalla sindrome “nimby” e magari anche un po’ fessi (non vogliono una grande occasione di crescita e sviluppo) chi è contrario all’opera. In primo luogo bisognerebbe chiedersi cosa sia veramente il progresso, le grandi opere sono veramente opportunità di sviluppo? In un territorio come quello del nostro paese agonizzante e stritolato dal cemento? Non sarebbe forse più opportuno migliorare e potenziare le infrastrutture esistenti? Una linea Torino-Lione esiste già ed è sottoutilizzata, ma chiediamoci anche quante linee ferroviarie in italia sono sottoutilizzate, soppresse ed abbandonate e quanto un vero rilancio del sistema ferroviario italiano potrebbe liberare le strade da camion e dai pendolari, costretti a interminabili file in uscita ed entrate dalle città. Allora il sospetto diventa quasi certezza, sulla manutenzione diffusa del nostro sistema ferroviario c’è meno da speculare rispetto alla grande opera, dove l’investimento è concentrato in un unico mega cantiere che si può affidare ai soliti nomi del cemento e del tondino, che poi finanzieranno la politica in maniera trasversale e bipartisan. Assurdo come possa impegnarsi lo stato italiano per un’opera il cui costo è stimato sui 12-15 miliardi di euro (ma generalmente i costi sono destinati a lievitare) a fronte di una finanziaria da 40 miliardi di euro che promette di essere un esempio di macelleria sociale con tagli alla scuola, alla sanità e allo stato sociale, chiediamoci dunque quali sono le vere priorità.
Domenica io di black block non ne ho visti, ho visto tanta gente del posto arrabbiata, anche per il modo con cui lunedì scorso è stato sgombrato il presidio della Maddalena a colpi di lacrimogeni e di manganello. Nessuno vuole fare il cultore della violenza, ma se lo stato è il primo ad alzare le mani contro i propri cittadini non può poi aspettare che la risposta si tranquilla e pacifica. I veri cultori della violenza sono chi ha invocato e poi avvallato l’uso della forza per reprimere la protesta, chi addirittura richiedeva l’intervento dell’esercito contro cittadini del suo stesso paese, ricordando tristi vicende sudamericane.
La loro democrazia è i lacrimogeni lanciati in maniera indiscriminata contro i manifestati, l’arroganza di chi vuole passare sopra a tutto, per i propri interessi e i propri affari. La lotta contro il Tav è la lotta di tutti, non lasciamoli soli.
Massimo
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07/03/2011
Intervento al Congresso Provinciale dell'ANPI
Cari compagni e amici, questo congresso è sicuramente un evento importante per l’antifascismo e la sinistra in generale. Abbiamo il dovere di continuare e portare avanti le battaglie e le lotte della resistenza. Prima di tutto la memoria e l’antifascismo, non come semplice posa cerimoniale, ma come esercizio e pratica quotidiana, con la necessità di far valere le ragioni dell’antifascismo sia in contrasto a tutti quei gruppi che si rifanno apertamente e senza nasconderlo al fascismo, sia contro chi propugna la xenofobia, ponendo le basi di un eterna lotta tra poveri, magari nascondendosi dietro la retorica della sicurezza , a cui poco tempo fa qualcuno ha anche proposto di lasciare l’alleato berlusconiano per allearsi con loro, io mi chiedo con che coraggio!
Antifascismo militante anche in difesa anche della realtà storica da continui attacchi che tendono a sminuire il significato di quello che è stato il movimento partigiano in Italia, comprese anche alcune amministrazioni di centro destra.
L’altra grande questione da affrontare è l’attacco al cuore della nostra costituzione e dai diritti in essa sanciti.
Il diritto a lavoro e i diritti dei lavoratori, dalla questione di Mirafiori e Pomigliano al diffuso malessere sociale causato dal precariato che colpisce soprattutto i più giovani. Casi in cui , mi spiace dirlo, paghiamo anche le posizioni ambigue di un certo centro sinistra, come abbiamo visto sul caso Fiat e legge Treu.
Il diritto allo studio e ad una scuola pubblica di qualità, con il rischio che la scuola non sia più (e siamo già sulla buona strada) un luogo dove si formano i cittadini di domani e dove vengono forniti quegli strumenti critici per esercitare i loro diritti e doveri, ma bensì una fucina di manovalanza.
Il diritto alle rappresentanze e agli spazi democratici, che, in nome del mito della governabilità, si stanno stringendo sempre più, svuotando di poteri e funzioni le assemblee degli eletti, che dovrebbero essere il luogo primo della democrazia, ponendo sbarramenti sempre più alti per tagliare fuori ogni eventuale voce critica, il tutto riducendo ad una battaglia tra bande di quello o quell’altro leader la politica.
Non ultima rimane fondamentale la difesa del territorio, perché significa preservare per le generazioni future l’ambiente e un posto decente dove vivere, territorio messo a rischio dalla fame di denaro dei soliti noti, che in nome di un falso sviluppo vogliono devastare i nostri luoghi, penso alla TAV, al Terzo Valico, inceneritori, la bugia delle centrali a biomasse.
Per concludere il documento congressuale mi sembra nell’impianto generale un buon documento, ma permettetemi due annotazioni:
Attenzione quando si parla di CNL,siamo veramente disposti a considerare forze politiche che fino a ieri sostenevano l’attuale maggioranza di governo e che continuano a sostenere in molte amministrazioni locali giunte di centrodestra? Magari quelle stesse forze che fino a quindici anni fa non si vergognavano di definirsi diretti eredi del fascismo.
Inoltre si cita anche nel documento la necessità di un federalismo fiscale, cadendo nell’errore di pensare che il federalismo sia la soluzione di tutti i guai di questo paese, ma io penso che non sia importante il sistema adottato, centrale o federale, ma le capacità e l’etica di che amministra la cosa pubblica.
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21/12/2010
Di Violenza e altro...forse un po' a caso
Dopo i fatti del 14 Dicembre è scoppiato a Sinistra il tema dell’uso della Violenza…tra “neo-gandhiani” ed esteti della violenza. E’ evidente che la questione è più complessa e non si può ridurre ad una semplice accettazione o rifiuto dell’uso dello “strumento” della violenza. Definirsi antiviolenti senza contestualizzare è un atteggiamento a cui ci ha abituato un sistema che ha paura dell’azione corale delle masse in grado di prendere coscienza, siamo al paradosso che la violenza viene giustificata se usata da singoli in difesa della proprietà privata (fino a giustificare l’omicidio) e viene stigmatizzata immediatamente quando questa inizia ad essere strumento di azioni “corali”. Capiamoci subito, non voglio qui fare un esaltazione della violenza come strumento di lotta politica, ma è importante essere capaci di un’analisi coerente e contestualizzata.
Nella storia delle grandi rivoluzioni del’900 la violenza è sempre stata una risposta alla violenza del potere, la stessa presa del palazzo d’inverno non fu un’azione cruenta, la fase più violenta della rivoluzione russa iniziò in seguito alla reazione “Bianchi” aiutati dalle potenze occidentali. Spero inoltre che nessun di buon senso metta indubbio l’esigenza di una risposta armata che misero in atto i partigiani in risposta all’occupazione nazi-fascista.
I contesti erano sicuramente diversi da quelli attuali, ma anche oggi la violenza attraversa la nostra società e viene giustificata in molti casi nascondendola sotto il nome di operazioni umanitaria oppure quando è esercitata per difendere la proprietà privata, perché è meglio ricordarlo a tutti che nella nostra “libera” società la proprietà privata è spesso più tutelata della stessa vita umana. Quando però quella stessa violenza la si ritrova in casa e per le strade si è subito pronti a condannarla ferocemente, facendo finta di non capire da dove arriva e quali sono le ragioni del suo essere. Non credo alla teoria dei professionisti della violenza, la violenza nasce dalla mancanza di risposte ad esigenza materiali e sarà sempre presente fino a quando non verranno meno le sue motivazioni, che sono filologiche del sistema. Da qui l’esigenza delle democrazie liberali di munirsi di sistemi di repressione adeguati.
Qualcuno si dovrebbe forse anche chiedere perché ormai in quasi tutti i paese occidentali non esiste più il servizio di leva obbligatorio, ma eserciti di professionisti, ad occuparsi delle difesa dello stato quindi non c’è più quello che romanticamente potremmo definire “popolo in armi”, ma bensì un gruppo di persone che risponde solamente ai suoi superiori e che viene formato a difendere la loro concezione di stato da nemici esterni e perché no, interni.
Il che fare adesso quindi non è tanto intraprende una discussione in merito a quello che è già successo, ma impegnarci che la protesta si trasformi in progetto politico di lunga durata che unisca le lotte nel paese da somigliano agli universitari per avanzare una proposta alternativa di paese a quella del governo e delle opposizioni parlamentari. A noi che “amiamo” definirci anticapitalisti e comunisti la scelta, intraprendere la strada dell’alleanza costi quel che costi con il PD e gli altri partiti di un centro-sinistra sempre più moderato,per tornare in parlamento a qualsiasi costo, oppure la strada più difficile di provare ad essere interpreti e protagonisti del disagio sociale e politico di intere generazioni. La prima strada del parlamentarismo a tutti i costi può apparire la più facile per molti, ma rischia di portarci in un vicolo cieco di incapacità politica, come è già successo qualche anno fa, la seconda strada delle lotte e del conflitto invece è più difficile, ma ci apre la strada per essere finalmente un soggetto di classe capace sulla forza delle sue pratiche di portare le sue istanze anche nei luoghi di rappresentanza politica.
Iniziamo quindi a dare delle risposte a questa esigenza di cambiamento prima di condannare o fare della pura estetica dell’atto violento fine a se stesso.
Massimo Lorusso
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17/12/2010
Intervento al Comitato Politico Federale del 16/12
Riporto l'intervento integrale che avrei voluto fare al CPF del 16 Dicembre, che ho accorciato per motivi di tempo, ma il significato è lo stesso:
SITUAZIONE POLITICA
Il governo Berlusconi non è caduto per i giochi di palazzo, ma forse questa non è lo scenario peggiore. A mio giudizio sarebbe stato molto peggio uno scenario che avesse portato ad un governo tecnico, durante i quali di solito passano le peggiori politiche di lacrime e sangue per i lavoratori salariati, nella completa assenza (o quasi) di una opposizione politica nel paese. Solamente dalla piazza può arrivare la pietra tombale per questo governo e di qualsiasi altro possibile governo che proponga le solite ricette economiche liberiste con l’appoggio della Confindustria, ora più che mai è indispensabile lo sciopero generale.
SULLA FEDERAZIONE DELLA SINISTRA E SUL DOCUMENTO PROPOSTO DALLA SEGRETERIA
Non posso nascondervi che per me il congresso nazionale della FdS abbia avuto un profilo estremamente deludente sia per quanto riguarda i contenuti politici sia per le prospettive a breve e a lungo termine.
Non starò qui a ripetere i dubbi e le critiche su come il congresso è stato gestito e sui suoi puri fini propagandistici. Si rimane sempre perplessi quando non solo i congressi territoriali non hanno la possibilità di scegliere i propri delegati, ma non gli è data la possibilità di discutere lo statuto e il nuovo simbolo.
Nuovo simbolo, permettetemelo, che trovo orribile sia dal punto di vista grafico sia per la cancellazione delle singole identità che formano una federazione, molto meglio il simbolo provvisorio che spero che il buon senso lasci come definitivo.
Quello che poi mi preoccupa maggiormente è l’inesistenza di una linea politica chiara e definita all’interno della FdS, da quello emerso al congresso pare che una parte della FdS sia alla rincorsa di Vendola peccato che lui non ci pensi neanche ad entrare nelle Federazione e sia alla rincorsa del PD.
Una parte invece pone il problema dell’unità dei comunisti, ponendo così le basi per la fine della FdS (immaginabile una federazione in cui si sia un solo partito che occupi il 90%), inoltre mi chiedo se la questione dell’unità dei comunisti possa essere semplicemente ridotta alla somma del PRC (o parte di questo) e del PdCI. Mi chiedo anche che senso abbia un partito comunista dal profilo nettamente moderato e tutto diretto verso l’istituzionalismo e con ispirazione governista, che fa del comunismo una pura bandiera propagandistica, come sarebbe un partito di quel genere.
Per me quello che serve è un partito comunista che sia protagonista e soggetto di quel conflitto sociale e di classe che oggi è davanti agli occhi di tutti, bisogna insomma smetterla di piangersi addosso perché giornali e televisioni non ci considerano più e diventare un vero partito che ritrova nella pratica quotidiana la sua strada.
Avere un gruppo parlamentare serve a sostenere all’interno del parlamento le lotte che avvengono fuori, è ciò può avvenire solamente partecipando ed essendo attivi in tutti quei contesti di scontro sociale, insomma di burocrati non c’è più bisogno. Tornare in parlamento non ne un punto di partenza ne un punto di arrivo, ma semplicemente uno strumento di lotta in più e molto del nostro futuro dipende anche dal come ci torneremo, se come soggetti alternativi o come succubi del centrosinistra. Cosa significa intraprendere questa seconda ipotesi l’abbiamo già vissuto qualche anno fa e la nostra mancanza di coerenza è stata pagata a caro prezzo, dare le colpe a Veltroni è fin troppo facile.
In questo senso il documento presentato della segreteria, che ho sottoscritto, fornisce alcuni importanti strumenti per poter iniziare a costruire la FdS in provincia, concentrandosi non tanto sulla immediata formazione di ridondanti gruppi dirigenti, ma su una prospettiva di lavoro pratico e condiviso da svolgere insieme (come ad esempio l’inchiesta del compagno Gaddi sul mondo del lavoro). Queste sono le vere basi su cui costruire una Federazione della Sinistra Anticapitalistica e plurale. Per me rimane un punto fondamentale l’autonomia organizzativa e politica dei soggetti membri della federazione che insieme lavorano per un progetto politico anticapitalista e di rappresentanza politica del mondo del lavoro che tanto manca in questo paese.
Massimo Lorusso
Qui trovate il documento politico presentato dalla Segreteria ed approvato dal CPF: rifondazioneal.blogspot.it
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09/12/2010
NESSUNO SPAZIO PER I FASCISTI NELLE NOSTRE CITTA’
Siamo addolorati, ma prima di tutto arrabbiati, per quello che è successo ad Acqui Terme con la complicità dell’amministrazione comunale. Lunedì 6 Dicembre infatti è stato presentato con il patrocinio del comune e dell’assessorato alla cultura della città termale, il libro di Domenico di Tullio “Nessun dolore” sulla nascita e il fenomeno fascista di Casa Pound. Il libro non è una inchiesta giornalistica, ma bensì un romanzo celebrativo e di propaganda. Noi però conosciamo bene chi sono questi “bravi ragazzi” di Casa Pound che non hanno mai negato le loro idee fasciste, razziste e xenofobe e che sono stati tra gli autori di aggressioni e cariche come quella avvenuta in piazza Navona durante le proteste degli studenti dell’onda un paio di anni fa. Anche se pubblicamente i dirigenti di casa pound usano toni distensivi proclamandosi vittima di intolleranza e nascondendosi dietro il concetto di libertà di parola si deve sottolineare come ormai non si contano più le loro aggressioni squadriste, soprattutto a Roma, come quella del 16 Marzo all’università di Tor Vergata con il ferimento di cinque studenti.
Nessuno spazio per i fascisti nelle nostre città!
La segreteria provinciale del Partito della Rifondazione Comunista-Federazione della Sinistra di Alessandria
Tratto da www.rifondazioneal.blogspot.com
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23/11/2010
Un dibattito finto ed omologato
Un dibattito finto ed omologato è quello che fra poco investirà i poveri studenti di alcuni istituti superiori della provincia di Alessandria. Infatti apprendiamo dai giornali che stanno per essere avviati una serie di incontri tra i ragazzi del triennio di molte scuole superiori e i rappresentati della giovanili dei cinque partiti presenti, ad oggi, nel parlamento. Il titolo di questi incontri è "Confronto, Libertà, Partecipazione" e sinceramente facciamo fatica a capire sia dove sia il confronto, visto che è lasciata libertà di parola solo alle forze omologate presenti in parlamento, sia dove sia la partecipazione.
Un dibattito tutto accentrato sulle istituzioni senza nessun spiraglio verso la società reale, come se il fare politica si limiti ad essere quel teatrino politicante che vediamo ogni giorno in televisione. Noi crediamo che il fare politica sia ben altro, sia essere al fianco dei lavoratori e degli studenti nelle lotte e nelle vertenze, sia sporcarsi le mani ogni giorno e non l'essere solo i portaborse di qualche parlamentare o consigliere regionale, nella speranza poi di succedergli al trono.
Curioso risulta leggere che attraverso questo dibattito si voglia dimostrare come si possa non cadere in contraddizione nonostante le differenze politiche, insomma se la politica non è contraddizione, scontro dialettico, con idee e visioni differenti della società, si riduce ad essere solo mera amministrazione del potere.
Forse noi non sempre riusciamo ad essere quello che vorremo essere, ma in città e provincia sono presenti anche tante associazioni, movimenti (e perché no centri sociali) in cui militano tanti giovani che avrebbero sicuramente diritto di parola e potrebbero dire agli studenti cosa significa realmente fare Politica. Dunque tenetevi pure il vostro finto ed inutile dibattito a cui invitiamo i ragazzi a non partecipare ed approfittare del tempo a disposizione magari per leggere Gramsci.
Le/I Giovani Comuniste/i di Alessandria – Partito delle Rifondazione Comunista (PRC-FdS)
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08/11/2010
Riflessioni sul congresso provinciale della Federazione della Sinistra di Alessandria
Sabato scorso si è tenuto il primo congresso della Federazione della Sinistra ad Alessandria, un momento che sarebbe potuto essere importante per chiarirci tra di noi su quello che intendiamo debba essere la Federazione.
Ancora si una volta si è scelta la strada del non decidere e non affrontare i temi e i nodi politici importanti, malgrado alcuni compagni nei loro interventi abbiano cercato di portare alla luce alcuni elementi di criticità. Si fa finta ancora una volta che non ci siano problemi, ma i nodi prima o poi giungono al pettine e sarebbe meglio discuterne nelle sedi adatte, come quelle congressuali, prima che esplodano nei momenti meno opportuni.
La composizione della platea già a colpo d'occhio avrebbe dovuto lanciare un segnale di allarme per la scarsa partecipazione dei compagni del nostro partito, si fa fatica a capire cosa sia la Federazione della Sinistra e molti temono che sia il preludio della fine dell'esperienza storica e politica della Rifondazione Comunista.
I compagni sicuramente sbagliano a sottrarsi al confronto politico su questo tema, non partecipando, ma questo dovrebbe far riflettere chi di dovere. Una parte importante della responsabilità di queste assenze è dovuta anche alla modalità con cui il nostro partito ha deciso di nominare i delegati al congresso nazionale, decidendo di fatto di non eleggerli territorialmente, ma nominandoli da Roma. I compagni dei circoli e delle Federazione provinciali, si sono sentiti così derubati di un elemento importante di partecipazione democratica.
La discussione politica e il dibattito durante il congresso è stata segnato dall'ormai stucchevole e dannosa retorica dell'unità per l'unità, come panacea di tutti i mali a sinistra e dei comunisti, quando quello di cui si ha veramente bisogno e dell'elaborazione collettiva di una linea e prassi politica coerente che ci porti ad essere protagonisti e elementi vivi del conflitto reale nel nostro paese.
Inoltre la tendenza di alcuni compagni di pensare che chi cerca di mettere i problemi sul piatto ed affrontarli sia contrario alla Federazione della Sinistra è figlia di logiche autoritarie e della tendenza a non accettare il confronto. Infatti, curiosamente quelli che più facilmente si riempiono la bocca della parola unità, sono i primi a voler escludere dal processo federativo quei compagni che "osano" esprimere dubbi o perplessità su come lo stesso processo federativo va avanti
Personalmente non sono contrario alla FdS se questa non rappresenta la pietra tombale della Rifondazione Comunista, infatti per me la Federazione ha senso solo se diventa un utile strumento per il partito per rilanciare la sua azione e non un modo per affossarlo. Questa poi è anche la linea politica emersa dai vari Comitati Politici Nazionali del PRC, magari alcuni compagni farebbero meglio ad andare a leggersi quei documenti prima di parlare di chi è dentro o fuori dalle linee politiche.
Proprio perché non sono contrario alla FdS mi sono astenuto sul Documento Politico Nazionale che penso sia inconsistente e che non affronti i nodi principali dei problemi, se fossi stato contrario alla FdS avrei votato contro.
Preoccupante inoltre è l'astensione sull'ordine del giorno presentato da me ed altri compagni, soprattutto da parte dei compagni di Rifondazione, perché quel documento non fa altro che ribadire in buona parte la linea politica nazionale del nostro partito, nessun scioglimento dei soggetti aderenti, ed individua nel conflitto sociale reale il campo dove deve essere indirizzato il nostro agire.
Massimo Lorusso
P.S. Durante i saluti pre-congressuali abbiamo improvvisamente scoperto che PD e IdV locali i vogliono "una marea di bene," sinceramente ciò mi preoccupa, non poco
11:47 Scritto da: palver82 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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07/11/2010
OdG Congresso Federazione della Sinistra di Alessandria: CONFLITTO SOCIALE ED ATTUALITA' DEL COMUNISMO
Oggi come ieri ci troviamo di fronte al permanere del conflitto sociale e di classe creato dal sistema capitalistico, la crisi economica che stiamo vivendo è solo una delle tante sfaccettature di questo. Il capitale approfitta della crisi, che esso stesso ha creato, per realizzare nuovi profitti e per portare un attacco strategico ai diritti dei lavoratori, conquistati a prezzo di dure battaglie nei decenni scorsi.
Alla luce di questo è stato un passaggio fondamentale la manifestazione delle FIOM del 16 ottobre scorso, che ha visto per la prima volta tornare in maniera massiccia nelle piazze non solo gli operai, ma anche studenti e lavoratori dipendenti di tutti i settori (quello che potremo definire il moderno proletariato).
Questo momento deve essere letto come un primo passo verso uno Sciopero Generale politico contro il Governo e contro la Confindustria, insomma uno strumento per rilanciare il conflitto di classe nel nostro paese. Noi siamo differenti dagli altri soggetti della sinistra perché crediamo che non sia possibile realizzare una rappresentanza politica che tenga insieme padroni e lavoratori, noi crediamo che il conflitto sociale sia il nostro campo di azione privilegiato, tocca a noi inserirci nelle contraddizioni del capitalismo e proporre una alternativa di società, semplicemente più giusta.
Noi questa nuova società la chiamiamo Comunista.
Le flessioni nostalgiche che vedono nei vecchi indirizzi politici del passato la strada del domani, non ci appartengono, consci però degli insegnamenti di chi ci ha preceduti, il nostro compito rimane sempre quello ideale di "Rifondare" il comunismo.
Riduttivo sarebbe definire oggi il problema dei comunisti in Italia una semplice questione di unità fra partiti, il vero nodo della questione è quello della nostra capacità di produrre iniziativa politica e di sostenere ed inserirsi decisamente nel conflitto sociale e di classe che nel nostro paese è presente e vivo (Pomigliano, Terzigno, Scuola, Università, Terzo valico, No Tav per citarne solo alcuni).
La Federazione della Sinistra deve fare propria questa prospettiva e visione, impegnandosi fino da ora a lavorare per questi obbiettivi, ad esempio, collaborando attivamente nelle creazione di comitati 16 ottobre su tutto il territorio nazionale, curandosi e sostenendo di più tutte quelle situazioni di lotta nel paese e preoccupandosi meno di tornare ad occupare qualche posto nelle istituzioni, perché questo sarà naturale se saremo sempre presenti a fianco dei lavoratori e delle persone che lottano.
Per contrastare il pensiero unico della classe dominante e superare la logica del "vuoto utile", scaturita dal sistema elettorale maggioritario, la sinistra comunista anticapitalista deve, quindi, ricollocare le proprie energie nel conflitto reale. Questo è l'unico modo per ricostruire un soggetto capace d'interpretare la lotta di classe e le battaglie per i diritti civili in atto nel Paese. Per questo motivo, è importante ribadire, in questa fase gestatoria, l'autonomia dei soggetti politici che vengono a comporre la FDS.
Firmatari: Massimo Lorusso, Cinzia Amoroso, Roberto Boeris, Pasquale Amadio, Alfonso Mattias, Giampiero Dorato, Vincenzo Santoro, Giovanna Marro, Stefanella Ravassi
Ordine del giorno approvato al Primo Congresso Provinciale della Federazione della Sinistra di Alessandria con 16 voti a favore, 32 Astenuti e nessun contrario.
14:59 Scritto da: palver82 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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23/10/2010
Intervento al Comitato Politico Federale del 20/10
SULLA MANIFESTAZIONE DELLA FIOM
La manifestazione nazionale della Fiom, Sabato scorso, ha segnato un punto a favore conto il governo e la Confindustria, una grande manifestazione che ha visto portare a Roma un milione di persone in una p.za San Giovanni gremita.
Dal palco di quella piazza è stato lanciato un importante messaggio e richiesta, lo sciopero generale, che anche lo stesso Epifani è stato costretto dalla piazza a fare proprio. Il nostro compito adesso diventa quello di rilanciare questa necessità e di fare in modo che al più presto si arrivi ad uno sciopero generale politico contro il governo e soprattutto conto la Confindustria.
Insomma, partire da questi elementi positivi per rilanciare il conflitto di classe nel nostro paese.
Attenzione però perché è compito nostro evitare che il sindacato cerchi la sua sponda politica con forze politiche che pur ponendosi a sinistra del PD non rappresentano una vera e propria alternativa di classe al capitalismo, ma che oggi, anche per questo, godono di un forte richiamo mediatico e sembrano monopolizzare la scena a sinistra.
SULLA FDS e SUL CONGRESSO
Siamo alla vigilia di un congresso e nessuno se n’è accorto, credo che siano note le mie perplessità su come è stato condotto il processo Federativo, perplessità che trovano conferma nella lettura del documento politico e del regolamento congressuale.
Ancora una volta la Federazione manca totalmente di qualsiasi principio di democrazia interna, il congresso sarà “pattizio” tra i vari soggetti della federazione, in primo luogo, e in seconda battuta tra le varie “anime” del nostro partito, ma questa non è la preoccupazione maggiore.
Nel documento congressuale non c’è nessun riferimento ad una prospettiva comunista delle FdS, con genereci riferimenti ad un non ben chiaro Socialismo del XXI secolo .
Inoltre si fa fatica a capire quali sono le prospettive politiche di questo soggetto, se la prospettiva è quella di ottenere un manipolo di deputati e senatori costi quel che costi, sinceramente è una prospettiva che non mi interessa.
Nostro compito dovrebbe essere il rilancio della lotta di classe e del conflitto sociale nel nostro paese, altrimenti siamo destinati, giustamente a sparire.
Fino adesso le uniche iniziative della FdS sono state quelle d’accodarsi, giustamente, ad iniziative di altri soggetti, pensiamo solamente al referendum sull’acqua, al No B-Day e alla stessa manifestazione di ieri, non credo che questo possa bastare.
Credo che il documento politico sia inconsistente e risponda all’unica esigenza di tenere insieme i vari soggetti, spero che si è commesso l’errore/orrore di non permettere sui territori una seria discussione in merito ai contenuti politici del documento e di decidere in base a questa discussione i delegati.
SUL PARTITO
Paradossalmente ci troviamo ad avere un partito che pur reggendo, tra mille difficoltà, nelle sue strutture e nel tesseramento (i GC addirittura aumentano lievemente) si sta politicamente destrutturando. Manca totalmente indicazioni chiare e coerenti di linea politica da seguire, da campagne politiche NOSTRE da portare avanti e di parole d’ordine da lanciare. Alcune aree politiche parlano, ormai, apertamente di superamento del nostro partito, compagni con cui diventa difficile materialmente lavorare.
In un partito o si lavora per il partito per cui si appartiene oppure è meglio prendere la porta, prima che degenerino anche i rapporti personali.
Vorrei ricordare a tutti che il nostro documento congressuale provinciale si concludeva affermando che è necessario che ogni compagna/o si senta di dire con orgoglio di far parte del PRC.
Ad oggi il PRC, nel bene è nel male, rappresenta il maggior soggetto comunista nel paese, un patrimonio storico e politico importante che non può e non deve essere disperso. A Chianciano è stata combattuta una battaglia per questo, che ha avuto un costo altissimo, ma che doveva essere combattuta e che fortunatamente è stata vinta. Ora sembra che ci siamo dimenticato di quel congresso al quale doveva seguire un forte rilancio politico ed organizzativo del partito che colpevolmente non è stato fatto, rivolgendo le energie (già non abbordanti) altrove.
In tutto il paese ci sono molto compagne/i che si batteranno per evitare la liquidazione del nostro partito e che manterranno vivo la prospettiva ideale di una Rifondazione Comunista.
Massimo Lorusso
12:36 Scritto da: palver82 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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12/10/2010
Il 16 ottobre tutti con la FIOM!
Approfittando della crisi il capitalismo cerca di aumentare i suoi profitti, negando i diritti dei lavoratori, tagliando le risorse per la scuola, l’università e la sanità, privatizzando i beni pubblici come l’acqua. Imponendoci la precarietà non solo nel lavoro, ma come modello di vita. Tutto questo non lo possiamo permettere.
Per questo motivo il Partito delle Rifondazione Comunista – Federazione della Sinistra, aderisce e lavora alla costruzione di una ampia mobilitazione in sostegno della FIOM che rimane una delle parti più combattive del sindacato, nel momento in cui è massimo l’offensiva portata avanti al mondo del lavoro dal Governo e Confindustria.
La partecipazione alla manifestazione del 16 ottobre è una reale opposizione di classe agli interessi del Capitale nel nostro Paese in difesa della dignità del lavoro e dei lavoratori.
La nostra è una scelta di parte, coscienti di essere sempre e comunque dalla parte dei lavoratori, per la costruzione di una alternativa al Capitalismo e per un’uscita dalla crisi da esso prodotta.
L’invito è a mobilitarci tutti per una grande manifestazione che faccia capire a tutti che i lavoratori non accetteranno più che i propri diritti vengano messi in discussione.
La segreteria provinciale del Partito della Rifondazione Comunista di Alessandria (PRC-FdS)
Tratto da http://rifondazioneal.blogspot.com/
12:43 Scritto da: palver82 | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | OKNOtizie |
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